INCHINIAMOCI DAVANTI AI NOSTRI MORTI
Ricordiamo la tragedia di Marcinelle
(scritto dall`On. Mirko Tremaglia in occasione del 40° anniversario della tragedia )

Ritratto di un Minatore a Marcinelle 1950

Centotrentasei italiani, quel tremendo giorno dell'8 agosto 1956, morti asfissiati nella miniera di Marcinelle, e con loro altri 126 minatori di tutta Europa nella più spaventosa delle catastrofi e delle tragedie. Mettiamoli tutti in fila, i nostri Caduti, e ricordiamoli alle nuove generazioni che non conoscono questa immane tragedia. Ragazzi di 20 anni e uomini di grande speranza, cacciati in quella miniera di sepolti vivi a lavorare come bestie in cunicoli non più alti di 50 cm. Ricordo la prima volta di un nostro pellegrinaggio in quel triste bacino minerario dove il sacrificio, il pericolo, il senso dello sfruttamento ti fanno capire cosa significa la solidarietà, il rispetto e l'amore verso i lavoratori, e quanto è cinico, egoista e vile il comportamento di chi osa vivere solo guardando al proprio egoismo e al proprio denaro. Ci inchiniamo davanti ai nostri Morti e facciamo come una volta, perchè crediamo in loro e nella santità del loro sacrificio: stiamo sull'attenti, ascoltiamo il suono del Silenzio e recitiamo una preghiera, che Iddio accoglie come atto supremo di devozione per i Caduti e per tutte le loro famiglie.

Sono riuscito a rivedere pochi giorni fa in Abruzzo, terra duramente colpita dal disastro di Marcinelle, un reduce, che cercò, in continui passaggi nelle profondità della miniera, di invocare ancora disperatamente i nomi dei compagni di lavoro, di ricercarli, ritrovando poi soltanto le misere spoglie di chi eva dato la vita. La morale non c'è più e l'insegnamento dei morti nemmeno. Noi rileggiamo quell'elenco e pensiamo a ognuno di loro, e chiediamo a tutti di fermarsi, in Italia e in Europa, l'8 di agosto 1999 per un minuto di raccoglimento possiamo dire alle ore 13.30 così come sta scritto sulla porta della Galleria a quota 1.035, da chi tentava una strada impossibile della salvezza: "Fuggiamo davanti al fumo. Siamo una cinquantina"; ma essi non videro mai più la luce. Leggo i nomi delle regioni: Abruzzo, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Marche, Molise, Puglia, Sicilia, Toscana, Trentino Alto Adige, Veneto. Chi andrà a Marcinelle l'8 agosto si fermerà nel cortile della miniera, da allora spenta, dove sorge un monumento con tutti i nomi di quelle vittime. Ma pensiamo tutti che, sempre nel Belgio, dal 1946 al 1963, vi é un un bollettino impressionante dei Caduti: 1946: 17 morti; 1947: 32; 1948: 37; 1949: 41; 1950: 40; 1951: 51; 1952: 37; 1953: 101; 1954: 56; 1955: 38; 1956: 187; 1957: 47; 1958: 32; 1959: 25; 1960: 34; 1961: 25; 1962: 29; 1963: 23 Complessivamente: 867 italiani morti nelle miniere del Belgio. Una pala, una picozza, un casco, una lampada e via, verso l'oscurità. 50mila emigrati nei cinque bacini minerari del Belgio, per quell'accordo del 23 giugno 1946, che finì dopo l'eccidio di Marcinelle. Così è finito il sogno di chi, piangendo, lasciava la terra per cercare, nel durissimo lavoro, la soluzione di chi in Patria non trovava occupazione. La memoria storica di quanto è accaduto deve far rivivere, davanti a noi, non solo le immagini di quel giorno spaventoso, ma deve ricostruire la stella polare di chi, su quel grande sacrificio, vuole costruire una nuova società. Vi è il sacro dovere di rispettarea tutti i costi il lavoro, che deve essere il protagonista di una nuova politica di sicurezza, di partecipazione e di giustizia sociale, dove nessuno possa imporre con il denaro il tornaconto e dove i lavoratori, in collaborazione con i datori di lavoro, tornino ad essere i protagonisti del loro avvenire. A Marcinelle arriveranno per denunciare, per condannare un terribile misfatto, ma soprattutto per purificare il nostro spirito e per giungere a un appuntamento con le Associazioni degli emigranti, con gli uomini politici d'Europa, per compiere un atto d'amore e di riparazione, soprattutto per avere la forza di costruire sul serio l'Europa migliore.