LA STORIA DEL VOTO ALL' ESTERO

Rassegna 'Speciale voto'

La lunga marcia del voto all'estero da Ferretti (1955) a Tremaglia (2001)

UN PERCORSO DIFFICILE LUNGO QUASI UN SECOLO

 

Una storia lunga un secolo o quasi! E non è un modo di dire. E' davvero una storia lunga quasi un secolo 

quella del voto degli italiani all'estero. A ricostruire in grandi linee questo lungo percorso, in questi stessi giorni, uno degli avversari storici del voto agli italiani all'estero, il Senatore: Gian Giacomo Migone. E' il 1908 quando per la prima volta il Parlamento nazionale viene sfiorato dalla questione relativa alla possibilità, da parte degli italiani all' estero, di votare. Siamo al primo congresso degli italiani all'estero 37 anni prima, nel 1871 era stato fatto il primo censimento dei connazionali all'estero e nel 1887 Monsignor Scalabrini aveva fondato la " Congregazione Missionaria per gli emigrati ", il flusso d' uscita dal Paese verso destinazioni europee e oltreoceaniche era diventato decisamente imponente, e nel periodo che va dal 1870 al 1914 sarebbero emigrati quattordici milioni di italiani.Il Parlamento viene, appunto, soltanto sfiorato dalla tematica, se ne parla al Congresso, ma l'argomento è destinato a restare uno dei tanti temi congressuali. Dovranno passare dieci anni prima che nel "palazzo" qualcuno si ponga il problema. Questo qualcuno è Giolitti. L'emigrazione era diventata un "modo di vita" per una fetta sempre più  consistente degli italiani. Di fatto Giolitti non riesce andare oltre un vago interessamento. L'anno dopo, nel 1919, durante un Congresso degli italiani all'estero viene richiesta quella "rappresentanza consultiva" che sarebbe poi stata conferita al CGIE. Da questo momento il voto non avrà più storia fino al 1955 quando, con una proposta di legge datata 22 ottobre, il Senatore; Lando Ferretti del Movimento Sociale Italiano, avvia quella che sarà la "battaglia" oramai storica del voto, battaglia della quale si farà portavoce la destra del Paese. Tra le timide richieste del '19 e la proposta di legge di Ferretti ci sono di mezzo due guerre e una emigrazione che fa parlare di sé come dell' "Italia fuori Italia". quasi : 3 milioni di persone erano emigrate tra il e 1916 e il 1925 e un milione e mezzo tra il 1926 e il 1935. Nei due decenni dopo il 1946 sarebbero emigrati sei milioni di italiani. Dovranno passare 38 anni prima che la proposta di legge per l' esercizio del diritto di voto all'estero dei connazionali non residenti in Patria riesca, nel '93, a  sbarcare in Aula. C'è chi, come l'On. Mirko Tremaglia, colui che fin dalla sua elezione in Parlamento si è assunto la responsabilità di farsi paladino di questa battaglia, parla deliberatamente di un  "insabbiamento". Sarà "l'altra Italia", quella che sta "fuori", a ricostruire la Patria uscita a pezzi dalla guerra. Se è vero che la storia nazionale ignora quasi totalmente l'emigrazione considerandola solo come la conseguenza "di un'industrializzazione ritardata e limitata regionalmente e della parallela stagnazione economica del Mezzogiorno", l`emigrazione con quello che potrebbe essere definito il fattore "R", ovvero rimesse, ricostruisce il Paese e fa decollare lo sviluppo economico nazionale. Secondo i dati dell' Ufficio Italiano Cambi, nel 1947 l'ammontare delle rimesse si aggirava intorno ai 32 milioni di dollari, nel '49, si sarebbe passati a 90 milioni di dollari, nel '52 a 102 milioni, nel '59 a 246 milioni, nel '60 a 288 milioni di dollari, dal '45 al '60, poi, le rimesse entrate attraverso altri canali diversi rispetto agli usuali sarebbero stati di 2 miliardi e 40 milioni di dollari. Cifre assolutamente incomplete se si considera che all'Ufficio Cambi certamente sfuggono le rimesse sbarcate in Italia attraverso canali così detti "informali", cioè quelli non bancari. E' questo "pezzo d' Italia nel mondo" il vero grande ambasciatore della immagine del nostro Paese in ogni angolo del pianeta, il fautore del "made in italy", eppure il clima politico, nel '93, non è ancora favorevole al voto. La sinistra nutre una pregiudiziale di fondo: gli italiani all'estero se votassero, voterebbero in massa a destra. "La responsabilità nostra, della sinistra, "ha scritto il Sen Gian Giacomo Migone,"per questa situazione anomala " l' impossibilità per gli italiani all'estero di votare "è innegabile, perché in passato ci siamo opposti" nella convinzione che si sarebbe trattato di un voto di "destra". Può darsi che le forze politiche italiane volutamente rinchiuse nella partitocrazia, abbiano per oltre 40 anni valutato la dimensione del problema"italiani all'estero" nel ristretto angolo della bottega delle elezioni, ponendosi via via l'interrogativo:a chi giova?" secondo Tremaglia. "Oppure anche quello più gretto e meno "affascinante" nel processo democratico: dimmi prima per chi  voti e poi ti faccio votare".Nel 1994, il Ministero degli Esteri diffonde i dati relativi al censimento delle comunità italiane all'estero. In base a tali stime, al termine del 1992, sarebbero stati 4.992.864 gli italiani nel mondo. Un "patto di sindacato di maggioranza",come qualcuno l'ha definito, tra la sinistra e la Lega determina nel '95 il secondo grande scivolone dopo quello del '93. Dal '93 al '98 le forze politiche nazionali rapportando- si al voto degli italiani all'estero, riflettono forse dalle posizioni ironiche sintetizzate da Tremaglia su "quanto peso potrebbero avere questi potenziali elettori nel panorama politico italiano, "sulle conseguenze imprevedibili di due tre milioni di voti in più, e provenienti da un mondo quasi sconosciuto,difficilmente orientabile in sede di elezioni", è la loro risposta al quesito è sempre la stessa: voto? NO. !! 1993, 1995, 1998, sono le tappe di un percorso in negativo del voto che però scandiscono la maturazione di una grossa fetta della classe politica nazionale che si confronta nel tentativo di arrivare alla formulazione di una proposta di legge unitaria. Ad un anno esatto dal 29 luglio del '98 la data dell'ultimo NO al voto, i senatori, chiamati a pronunciarsi, in quarta ed ultima lettura sul provvedimento legislativo di modifica dell'articolo 48 della Costituzione, concernente l'istituzione della Circoscrizione Estero che assicura l'effettivo esercizio del diritto di voto ai cittadini italiani residenti all'estero, disegno di legge costituzionale approvato, in sede di prima deliberazione, dalla Camera dei deputati il 24 febbraio 1999, dal Senato il 28 aprile1999, e in sede di seconda deliberazione dalla Camera dei deputati il 30 giugno 1999, hanno preferito rinviare all'autunno il pronunciamento. News ITALIA PRESS
 
P.S. il Senato dopo il rinvio del 29 luglio 1999, e dell`Aprile del 2001 approva la legge dopo 46 anni di attesa il 20 Dicembre 2001. (Hanno aspettato finché la maggior parte dell`emigrazione , che più poteva nuocere specialmente ad un certo partito che da poco si definisce democratico, mà in fondo rimane sempre della peggior specie di comunisti, trapassasse a miglior vita ...(mia Tesi)...) E` la fine di un incubo finalmente il caro anziano ed imbattibile "Combattente" Mirko Tremaglia riesce a coronare il suo sogno ! Nessun Parlamentare al Mondo vanta il suo primato, con 46 dico 46 anni di lunga e paziente attesa, riesce ad esaudire il diritto di milioni di Italiani sparsi in tutto il Mondo. Grazie di cuore carissimo Mirko ! Il 20 Dicembre 2001 la Repubblica Italiana ha compiuto il suo vero passo in Europa, definendosi veramente un "paese Occidentale"  a tutti gli effetti. Oggi sappiamo veramente di essere entrati in Europa !!!!....
Grazie ancora Carissimo Mirko Tremaglia. 
Di Raimo Pasquale

IN ITALIA SI E' FINALMENTE COMPIUTA LA DEMOCRAZIA (di Massimo Baldacci)

“In Italia si è, finalmente, compiuta la democrazia il 20 dicembre 2001.” 
Con queste parole, l’allora Ministro Mirko Tremaglia definì il momento dell’approvazione del diritto di voto per gli italiani residenti all’estero. 
Una battaglia di civiltà durata ben oltre 40 anni e che si è conclusa con la legge 459 del 27 dicembre 2001, Norme per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all’estero. La prima vera proposta a tal riguardo risale al 1955, quando il senatore Lando Ferretti (MSI) la presentò al Senato, senza successo. Dovettero passare oltre 30 anni perché il Parlamento italiano “si accorgesse” dei propri emigrati: era l’ottobre del 1988 quando passò la legge 470 sull’anagrafe e censimento degli italiani all’estero (nota come legge sull’AIRE) che recuperò nello stato civile 3 milioni e mezzo di cittadini italiani dimenticati. Grazie a questo provvedimento, infatti, essi divennero cittadini italiani a tutti gli effetti: in ogni comune venne costituita un’anagrafe degli italiani residenti all’estero, in modo tale da mantenere un collegamento con l’ultimo comune di residenza in Italia del cittadino e viene anche costituita un’anagrafe presso il Ministero dell’Interno, con la sommatoria di tutti i dati delle AIRE comunali. Nonostante questo improvviso successo per l’on. Tremaglia, diventato, nel frattempo, il “vero paladino” degli italiani all’estero, il problema del loro voto ripiombò nell’oblìo e solo con il nuovo millennio si avviò quel processo di riforma costituzionale che avrebbe permesso il voto oltre confine, con l’approvazione di due leggi costituzionali nel 2000 e nel 2001, le quali, oltre ad istituire la Circoscrizione Estero, stabilivano il numero dei Deputati (12) e Senatori (6) spettanti a tale Circoscrizione, lasciando che delle modalità elettorali se ne occupasse la legge ordinaria. 
Legge approvata, come detto, nel dicembre 2001 dopo un acceso dibattito parlamentare, soprattutto su alcune questioni particolari del provvedimento, come, ad es., la limitazione dell’elettorato passivo ai soli residenti nelle varie ripartizioni della Circoscrizione Estero, secondo quanto stabilito dall’articolo 8 della 459/2001. Grazie ai risultati elettorali molto equilibrati, dello scorso aprile, gli italiani residenti all’estero, con i loro rappresentanti, sono diventati quasi improvvisamente un “caso politico nazionale”: fino a qualche anno fa, infatti, molti politici ignoravano l’ “Altra Italia”, mostrandosi del tutto contrari alla possibilità di un loro diritto di voto. 
Oggi, grazie all’instancabile lavoro dell’on. Tremaglia, si è aperta una finestra tra il nostro Paese e la realtà italiana oltre confine che rappresenta, ed ha rappresentato nel corso degli anni, il miglior ambasciatore della storia, della cultura e della tradizione italiana nel globo. 
Nel futuro prossimo occorrerà continuare sulla via intrapresa dal Ministero per gli Italiani del Mondo, il quale ha riconosciuto e valorizzato i meriti dei nostri connazionali sparsi nel mondo, organizzando convegni, istituendo premi, incentivando la promozione dell’italianità oltre i confini nazionali, istituendo la Giornata del Sacrificio del Lavoro Italiano nel Mondo l’8 agosto, in memoria della tragedia di Marcinelle, dove morirono 136 minatori italiani l’8 agosto 1956. Si parla di un “Sistema Italia” composto da circa 4 milioni di italiani residenti all’estero, 60 milioni di oriundi, 395 parlamentari di origine italiana, 93 Istituti di Cultura, 390 testate giornalistiche, 70 e passa Camere di Commercio, migliaia di associazioni italiane, centinaia di radio e TV: numeri che fanno degli italiani all’estero un enorme patrimonio per il nostro Paese, da tutelare e valorizzare.Il 20 dicembre 2001, quindi, rappresenta la linea di confine tra un’Italia chiusa ed incapace di aprirsi ai suoi cittadini lontani ed un’Italia moderna che, in piena globalizzazione, riconosce “i suoi figli della diaspora”.
Massimo Baldacci
 

Senatore Lando Ferretti

Lando Ferretti (nato il 2 maggio 1895 a Pontedera , morto nel 1977). Politico, giornalista e dirigente sportivo. Presidente del C.O.N.I. dal 1925 al 1928. Sollevato dall'incarico per ordine di Mussolini in persona dopo l'insuccesso delle olimpiadi di Amsterdam e sostituito con Augusto Turati, ex schermidore e segretario del P.N.F. in quel momento. E' stato a lungo direttore dell'ufficio stampa di Mussolini fino a quando non fu cacciato dal partito perché contrario all'allenza con la Germania e le leggi razziali. Eletto senatore della repubblica per l' MSI nel dopoguerra, fu' il primo a presentare una proposta di legge per far votare gli italiani all'estero datata 22 ottobre 1955. Su di lui è uscito un libro (Lando Ferretti, il giornalista di Mussolini. Ed. Bandecchi e Vivaldi, Pontedera, 2005) dei giornalisti Fausto Pettinelli (Rai) e Giampaolo Grassi.

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