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LA STORIA
DEL VOTO ALL' ESTERO |
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Rassegna 'Speciale
voto' |
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UN PERCORSO DIFFICILE LUNGO QUASI UN SECOLO |
Una
storia lunga un secolo o quasi! E non è un modo di dire. E' davvero
una storia lunga quasi un secolo
quella del voto degli italiani all'estero. A ricostruire in grandi
linee questo lungo percorso, in questi stessi giorni, uno degli
avversari storici del voto agli italiani all'estero, il Senatore:
Gian Giacomo Migone. E' il 1908 quando per la prima volta il
Parlamento nazionale viene sfiorato dalla questione relativa alla
possibilità, da parte degli italiani all' estero, di votare. Siamo
al primo congresso degli italiani all'estero 37 anni prima, nel 1871
era stato fatto il primo censimento dei connazionali all'estero e
nel 1887 Monsignor Scalabrini aveva fondato la " Congregazione
Missionaria per gli emigrati ", il flusso d' uscita dal Paese
verso destinazioni europee e oltreoceaniche era diventato
decisamente imponente, e nel periodo che va dal 1870 al 1914
sarebbero emigrati quattordici milioni di italiani.Il Parlamento
viene, appunto, soltanto sfiorato dalla tematica, se ne parla al
Congresso, ma l'argomento è destinato a restare uno dei tanti temi
congressuali. Dovranno passare dieci anni prima che nel
"palazzo" qualcuno si ponga il problema. Questo qualcuno
è Giolitti. L'emigrazione era diventata un "modo di vita"
per una fetta sempre più consistente degli italiani. Di fatto
Giolitti non riesce andare oltre un vago interessamento. L'anno
dopo, nel 1919, durante un Congresso degli italiani all'estero viene
richiesta quella "rappresentanza consultiva" che sarebbe
poi stata conferita al CGIE. Da questo momento il voto non avrà
più storia fino al 1955 quando, con una proposta di legge datata 22
ottobre, il Senatore; Lando Ferretti del
Movimento Sociale Italiano,
avvia quella che sarà la "battaglia" oramai storica del
voto, battaglia della quale si farà portavoce la destra del Paese.
Tra le timide richieste del '19 e la proposta di legge di Ferretti
ci sono di mezzo due guerre e una emigrazione che fa parlare di sé
come dell' "Italia fuori Italia". quasi : 3 milioni di
persone erano emigrate tra il e 1916 e il 1925 e un milione e mezzo
tra il 1926 e il 1935. Nei due decenni dopo il 1946 sarebbero
emigrati sei milioni di italiani. Dovranno passare 38 anni prima che
la proposta di legge per l' esercizio del diritto di voto all'estero
dei connazionali non residenti in Patria riesca, nel '93, a
sbarcare in Aula. C'è chi, come l'On. Mirko
Tremaglia, colui che
fin dalla sua elezione in Parlamento si è assunto la
responsabilità di farsi paladino di questa
battaglia, parla
deliberatamente di un "insabbiamento". Sarà
"l'altra Italia", quella che sta "fuori", a
ricostruire la Patria uscita a pezzi dalla guerra. Se è vero che la
storia nazionale ignora quasi totalmente l'emigrazione
considerandola solo come la conseguenza "di
un'industrializzazione ritardata e limitata regionalmente e della
parallela stagnazione economica del Mezzogiorno", l`emigrazione
con quello che potrebbe essere definito il fattore "R",
ovvero rimesse, ricostruisce il Paese e fa decollare lo sviluppo
economico nazionale. Secondo i dati dell' Ufficio Italiano Cambi,
nel 1947 l'ammontare delle rimesse si aggirava intorno ai 32 milioni
di dollari, nel '49, si sarebbe passati a 90 milioni di dollari, nel
'52 a 102 milioni, nel '59 a 246 milioni, nel '60 a 288 milioni di
dollari, dal '45 al '60, poi, le rimesse entrate attraverso altri
canali diversi rispetto agli usuali sarebbero stati di 2 miliardi e
40 milioni di dollari. Cifre assolutamente incomplete se si
considera che all'Ufficio Cambi certamente sfuggono le rimesse
sbarcate in Italia attraverso canali così detti
"informali", cioè quelli non bancari. E' questo
"pezzo d' Italia nel mondo" il vero grande ambasciatore
della immagine del nostro Paese in ogni angolo del pianeta, il
fautore del "made in italy", eppure il clima politico, nel
'93, non è ancora favorevole al voto. La sinistra nutre una
pregiudiziale di fondo: gli italiani all'estero se votassero,
voterebbero in massa a destra. "La responsabilità nostra,
della sinistra, "ha scritto il Sen Gian Giacomo
Migone,"per questa situazione anomala " l' impossibilità
per gli italiani all'estero di votare "è innegabile, perché
in passato ci siamo opposti" nella convinzione che si sarebbe
trattato di un voto di "destra". Può darsi che le forze
politiche italiane volutamente rinchiuse nella partitocrazia,
abbiano per oltre 40 anni valutato la dimensione del
problema"italiani all'estero" nel ristretto angolo della
bottega delle elezioni, ponendosi via via l'interrogativo:a chi
giova?" secondo Tremaglia. "Oppure anche quello più
gretto e meno "affascinante" nel processo democratico:
dimmi prima per chi voti e poi ti faccio votare".Nel
1994, il Ministero degli Esteri diffonde i dati relativi al
censimento delle comunità italiane all'estero. In base a tali
stime, al termine del 1992, sarebbero stati 4.992.864 gli italiani
nel mondo. Un "patto di sindacato di maggioranza",come
qualcuno l'ha definito, tra la sinistra e la Lega determina nel '95
il secondo grande scivolone dopo quello del '93. Dal '93 al '98 le
forze politiche nazionali rapportando- si al voto degli italiani
all'estero, riflettono forse dalle posizioni ironiche sintetizzate
da Tremaglia su "quanto peso potrebbero avere questi potenziali
elettori nel panorama politico italiano, "sulle conseguenze
imprevedibili di due tre milioni di voti in più, e provenienti da
un mondo quasi sconosciuto,difficilmente orientabile in sede di
elezioni", è la loro risposta al quesito è sempre la stessa:
voto? NO. !! 1993, 1995, 1998, sono le tappe di un percorso in
negativo del voto che però scandiscono la maturazione di una grossa
fetta della classe politica nazionale che si confronta nel tentativo
di arrivare alla formulazione di una proposta di legge unitaria. Ad
un anno esatto dal 29 luglio del '98 la data dell'ultimo NO al voto,
i senatori, chiamati a pronunciarsi, in quarta ed ultima lettura sul
provvedimento legislativo di modifica dell'articolo 48 della
Costituzione, concernente l'istituzione della Circoscrizione Estero
che assicura l'effettivo esercizio del diritto di voto ai cittadini
italiani residenti all'estero, disegno di legge costituzionale
approvato, in sede di prima deliberazione, dalla Camera dei deputati
il 24 febbraio 1999, dal Senato il 28 aprile1999, e in sede di
seconda deliberazione dalla Camera dei deputati il 30 giugno 1999,
hanno preferito rinviare all'autunno il pronunciamento.
News ITALIA PRESS
P.S. il Senato dopo il rinvio del 29 luglio 1999, e
dell`Aprile del 2001 approva la legge dopo 46 anni di attesa il 20
Dicembre 2001. (Hanno aspettato finché la maggior parte
dell`emigrazione , che più poteva nuocere specialmente ad un certo
partito che da poco si definisce democratico, mà in fondo rimane
sempre della peggior specie di comunisti, trapassasse a miglior vita
...(mia Tesi)...) E` la fine di un incubo finalmente il caro anziano
ed imbattibile "Combattente" Mirko Tremaglia
riesce a
coronare il suo sogno ! Nessun Parlamentare al Mondo vanta il suo
primato, con 46 dico 46 anni di lunga e paziente attesa, riesce ad
esaudire il diritto di milioni di Italiani sparsi in tutto il Mondo.
Grazie di cuore carissimo Mirko ! Il 20 Dicembre 2001 la Repubblica
Italiana ha compiuto il suo vero passo in Europa, definendosi
veramente un "paese Occidentale" a tutti gli
effetti. Oggi sappiamo veramente di essere entrati in Europa
!!!!....
Grazie ancora Carissimo Mirko Tremaglia.
Di Raimo Pasquale
IN ITALIA SI E' FINALMENTE COMPIUTA LA DEMOCRAZIA (di Massimo Baldacci)
“In Italia si è, finalmente, compiuta la democrazia il 20 dicembre 2001.”
Con queste parole, l’allora Ministro Mirko Tremaglia definì il momento dell’approvazione del diritto di voto per gli italiani residenti all’estero.
Una battaglia di civiltà durata ben oltre 40 anni e che si è conclusa con la legge 459 del 27 dicembre 2001, Norme per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all’estero.
La prima vera proposta a tal riguardo risale al 1955, quando il senatore Lando Ferretti (MSI) la presentò al Senato, senza successo. Dovettero passare oltre 30 anni perché il Parlamento italiano “si accorgesse” dei propri emigrati: era l’ottobre del 1988 quando passò la legge 470 sull’anagrafe e censimento degli italiani all’estero (nota come legge sull’AIRE) che recuperò nello stato civile 3 milioni e mezzo di cittadini italiani dimenticati.
Grazie a questo provvedimento, infatti, essi divennero cittadini italiani a tutti gli effetti: in ogni comune venne costituita un’anagrafe degli italiani residenti all’estero, in modo tale da mantenere un collegamento con l’ultimo comune di residenza in Italia del cittadino e viene anche costituita un’anagrafe presso il Ministero dell’Interno, con la sommatoria di tutti i dati delle AIRE comunali.
Nonostante questo improvviso successo per l’on. Tremaglia, diventato, nel frattempo, il “vero paladino” degli italiani all’estero, il problema del loro voto ripiombò nell’oblìo e solo con il nuovo millennio si avviò quel processo di riforma costituzionale che avrebbe permesso il voto oltre confine, con l’approvazione di due leggi costituzionali nel 2000 e nel 2001, le quali, oltre ad istituire la Circoscrizione Estero, stabilivano il numero dei Deputati (12) e Senatori (6) spettanti a tale Circoscrizione, lasciando che delle modalità elettorali se ne occupasse la legge ordinaria.
Legge approvata, come detto, nel dicembre 2001 dopo un acceso dibattito parlamentare, soprattutto su alcune questioni particolari del provvedimento, come, ad es., la limitazione dell’elettorato passivo ai soli residenti nelle varie ripartizioni della Circoscrizione Estero, secondo quanto stabilito dall’articolo 8 della 459/2001.
Grazie ai risultati elettorali molto equilibrati, dello scorso aprile, gli italiani residenti all’estero, con i loro rappresentanti, sono diventati quasi improvvisamente un “caso politico nazionale”: fino a qualche anno fa, infatti, molti politici ignoravano l’ “Altra Italia”, mostrandosi del tutto contrari alla possibilità di un loro diritto di voto.
Oggi, grazie all’instancabile lavoro dell’on. Tremaglia, si è aperta una finestra tra il nostro Paese e la realtà italiana oltre confine che rappresenta, ed ha rappresentato nel corso degli anni, il miglior ambasciatore della storia, della cultura e della tradizione italiana nel globo.
Nel futuro prossimo occorrerà continuare sulla via intrapresa dal Ministero per gli Italiani del
Mondo, il quale ha riconosciuto e valorizzato i meriti dei nostri connazionali sparsi nel mondo, organizzando
convegni, istituendo premi, incentivando
la promozione dell’italianità oltre i confini nazionali,
istituendo la Giornata del Sacrificio del Lavoro Italiano nel Mondo
l’8 agosto, in memoria della tragedia di Marcinelle, dove morirono 136 minatori italiani l’8 agosto 1956.
Si parla di un “Sistema Italia” composto da circa 4 milioni di italiani residenti all’estero, 60 milioni di oriundi,
395 parlamentari di origine italiana, 93 Istituti di Cultura, 390 testate giornalistiche, 70 e passa Camere di Commercio, migliaia di associazioni italiane, centinaia di radio e TV: numeri che fanno degli italiani all’estero un enorme patrimonio per il nostro Paese, da tutelare e valorizzare.Il 20 dicembre 2001, quindi, rappresenta la linea di confine tra un’Italia chiusa ed incapace di aprirsi ai suoi cittadini lontani ed un’Italia moderna che, in piena globalizzazione, riconosce
“i suoi figli della diaspora”.
Massimo Baldacci
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Lando Ferretti (nato il 2 maggio 1895 a Pontedera , morto nel 1977). Politico, giornalista e dirigente sportivo. Presidente del C.O.N.I. dal 1925 al 1928. Sollevato dall'incarico per ordine di Mussolini in persona dopo l'insuccesso delle olimpiadi di Amsterdam e sostituito con Augusto Turati, ex schermidore e segretario del P.N.F. in quel momento. E' stato a lungo direttore dell'ufficio stampa di Mussolini fino a quando non fu cacciato dal partito perché contrario all'allenza con la Germania e le leggi razziali. Eletto senatore della repubblica per
l' MSI nel dopoguerra, fu' il primo a presentare una
proposta di legge per far votare gli italiani all'estero datata
22 ottobre 1955. Su di lui è uscito un libro (Lando Ferretti, il giornalista di Mussolini. Ed. Bandecchi e Vivaldi, Pontedera, 2005) dei giornalisti Fausto Pettinelli (Rai) e Giampaolo Grassi. |
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