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"Casa d`Italia" DI ZURIGO
 Vicende storico - amministrative

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Veduta della Casa d`Italia di Zurigo

Nel maggio 1928 l'allora Ministro degli Affari Esteri Dino GRANDI comunico' al Console Generale a Zurigo le disposizioni dell'amministrazione degli Affari Esteri circa la creazione a Zurigo di una "Casa degli italiani". Con tale espressione voleva definirsi un "complesso di locali destinati ad accogliere tutte le istituzioni italiane esistenti a Zurigo dai fasci al dopolavoro, dalle Scuole all'Orfanotrofio ecc." Si auspicava che tale complesso di locali potesse essere allocato in un'unica sede ovvero, qualora cio' non fosse stato possibile, in due sedi che rispettassero la distribuzione delle famiglie italiane nei quartieri di Zurigo. Allo scopo il Regio Governo stabiliva uno stanziamento di 28.000 franchi svizzeri annuali da destinare ad un mutuo(di durata almeno ventennale) da contrarre per l'acquisto dei suddetti locali. Si manifesta cosi' l'intenzione del Regio Governo di riunire in un solo luogo tutte le attività sociali, politiche ed assistenziali della "Colonia degli italiani" a Zurigo. Un breve cenno storico sull'"Orfanotrofio": l'"Orfanotrofio ed Asilo infantile della Colonia Italiana di Zurigo" nasce nel dicembre 1918 come società cooperativa su impulso dell'allora Console Generale a Zurigo, comm. E.Ciapelli e viene registrato come ente morale sin dal gennaio 1919 presso l'Ufficio di registro della città di Zurigo. Detto ente raccoglie in breve tempo presso la Colonia italiana la ragguardevole somma di 200.000 (duecentomila) franchi svizzeri con i quali vennero acquistati degli immobili di proprietà di un certo Dott.Keller siti a Rötelstrasse 55 ove venne ubicato un Orfanotrofio per ospitare gli orfani dei caduti nella Grande Guerra con annesso un asilo infantile. Nel 1918 la presidenza dell'Ente aveva preso contatti con le Suore di Carità dell'Immacolata concezione di Ivrea per la gestione dell'opera, le quali sin da allora si occuparono concretamente della cura degli orfani e dell'andamento sia dell'Orfanotrofio sia dell'asilo infantile. In un primo tempo sembra impossibile comprendere in un solo edificio l'Orfanotrofio, le Scuole, l'Asilo, la Palestra e la sede del Fascio e delle Associazioni coloniali; si addiviene alla determinazione di costruire un edificio quale sede dell'orfanotrofio e delle istituzioni scolastiche, mentre si propende per la locazione di una sede per le Associazioni, in altra zona della città. Nel corso del 1929 si addiviene alla decisione di riunire in un solo edificio tutte le attività della colonia degli italiani nella regione di Zurigo ed una commissione "ad hoc" nominata dal Consiglio della Colonia degli italiani riceve l'incarico di procedere sia alle trattative per l'acquisto di un terreno sul quale costruire la Casa degli Italiani, l'Orfanotrofio ed Asilo Infantile sia alla scelta dell'Architetto ed alla definizione dei piani necessari per indire il concorso per la costruzione dell'edificio stesso. L 'amministrazione degli Affari Esteri provvede nel frattempo ad ottenere dal Ministero delle Finanze l'assegnazione e l'iscrizione nel proprio bilancio delle somme necessarie all'acquisto del terreno ed alla successiva edificazione dell'immobile, dandone pronta comunicazione all'allora Console Generale a Zurigo precisando che "qualunque sia la proporzione fra l'apporto di Enti e privati della Colonia e quello dello Stato, la proprietà assoluta ed esclusiva degli immobili in parola spetterà allo Stato. L'apporto delle collettività locali avrà come corrispettivo l'uso delle due Istituzioni per lo svolgimento della loro attività secondo le direttive del Governo Nazionale e sotto il controllo dell'Autorità consolare, con facoltà di revoca di tale diritto di uso, quando le tendenze politiche delle collettività stesse deviassero da quelle dello Stato". L'acquisto del terreno viene concluso tra il giugno e l'ottobre del 1930: si tratta di un lotto di 2097,6 mq. di proprietà della Società Immobiliare "Flotto" di Zurigo che viene ceduto allo Stato Italiano, rappresentato dal Vice Console Federico PESCATORI il quale perfeziono' il negozio già avviato dal Console Generale Vittorio Bianchi su espressa delega del Ministro degli Esteri Dino GRANDI, per una somma pari a 100.684,80 franchi svizzeri cui vanno aggiunte varie altre spese fino ad un totale complessivo di 112.736,50 franchi svizzeri. L'edificazione dell' immobile viene portata a termine tra il giugno del 1931 e la fine dell'anno successivo; l'edificio comprende l'asilo infantile, due aule scolastiche, una cappella, due dormitori, una sala teatro con palcoscenico, un bar, una sala da bigliardo, due sale per sedute, un appartamento di tre stanze per il custode, varie altre camere. In esso avranno sede le varie attività politiche, sociali, benefiche e ricreative della colonia degli italiani a Zurigo nonchè l'Orfanotrofio ed Asilo Infantile. Il costo complessivo della costruzione ammonta a franchi svizzeri 569.230,65 (cinquecentosessantanovemiladuecentotrenta e 65/100) coperti per la gran parte da finanziamenti predisposti dal Ministero degli Affari Esteri, ai quali si aggiungono contributi dell'Opera Nazionale Orfani di guerra (Fr. 31.300), dell'Orfanotrofio Italiano di Zurigo (Fr. 47.500) e della colonia italiana locale (Fr.17.791,90). Ad edificazione compiuta si manifesta la necessità di dare alla Casa degli italiani un assetto giuridico-amministrativo adatto a garantire la convivenza delle diverse componenti assistenziali, politiche ed associative aventi sede nell'immobile, nel rispetto dei principi generali stabiliti per l'uso dei locali. Si dispone infatti di regolare separatamente i rapporti intercorrenti tra l'Amministrazione degli Affari Esteri, la rappresentanza politico-associativa degli italiani residenti e l'Orfanotrofio; vengono quindi predisposti distinti processi verbali di consegna dei locali al Comitato della Casa degli Italiani ed al Consiglio Direttivo dell'Orfanotrofio ed Asilo Infantile Italiano.L'uso dell'edificio risulta essere cosi' suddiviso: 35% ad uso esclusivo della "Casa degli Italiani" che comprende "le sedi del Fascio, delle Organizzazioni Giovanili, del Dopolavoro, della Dante Alighieri e delle varie società oltre la sala degli spettacoli, il bar, la sala da bigliardo, l'abitazione del custode"; 25% ad "uso misto di asili e di aule scolastiche per i corsi serali degli allievi esterni nonchè per i bambini dell'Orfanotrofio, una sala di ginnastica e le docce, una vasta cucina per l'Orfanotrofio e per la mensa popolare del Fascio"; 40% per "l'Orfanotrofio proprio detto comprendente un refettorio, due vasti dormitori, gabinetti e lavabo, varie salette per alloggio delle suore e per l'infermeria, una cappella". Sebbene fossero state manifestate perplessità sulla congruità della suddivisione proporzionale degli spazi con particolare riguardo all'Orfanotrofio, visto il decrescere negli anni del numero dei piccoli ospiti, nel maggio del 1933 il Console Generale a Zurigo procedette alla consegna in uso gratuito al Consiglio Direttivo dell'ente dei locali occupati dall'orfanotrofio ed Asilo Infantile. Detta concessione era comunque revocabile in qualsiasi momento con un preavviso di soli sei mesi, rimanendo all'Amministrazione degli Affari Esteri la possibilità di riesaminare la situazione in futuro, "tenendo anche conto di eventuali future partecipazioni del Consiglio Direttivo alle residuali spese di costruzione" dell'immobile. Veniva convenuto che "qualunque potesse essere la durata della concessione gratuita dei locali, questa non puo' in nessun caso dare luogo all'acquisizione di un qualsiasi diritto". Il Consiglio Direttivo dell' Orfanotrofio si impegnava altresì ad assicurare la manutenzione e conservazione dei suddetti locali ed a partecipare, insieme al Consiglio della Casa degli Italiani, alle spese di manutenzione delle parti comuni. Nel gennaio 1934 il Consiglio e l'Assemblea generale dell'Orfanotrofio deliberano di contribuire al pagamento definitivo della Casa degli Italiani con l'importo di 25.000 (venticinquemila) franchi svizzeri, derivanti da economie di bilancio, come "prova tangibile del loro interessamento particolare alla Casa degli Italiani, che ospita l'Orfanotrofio e dello spirito do collaborazione fattiva" che animava i rapporti fra le istituzioni italiane a Zurigo. In quello stesso mese di gennaio il Console Generale a Zurigo riesce ad ottenere dal Governo Cantonale di Zurigo l'autorizzazione ad aprire una scuola elementare ove l'insegnamento viene impartito nelle due lingue: detta circostanza pone nuovamente in discussione la concessione all'Orfanotrofio di una superficie pari quasi alla metà dell'intero immobile a fronte della presenza di soli trenta piccoli ospiti e del futuro sviluppo della scuola elementare ove si prevede la formazione di otto classi, con spazi attualmente disponibili sufficienti solo per due classi. Il Console Generale promuove inoltre una sottoscrizione fra i maggiorenti della comunità italiana per creare un fondo per il pagamento sia delle ultime pendenze relative alla costruzione dell'edificio sia per finanziare in parte modificazioni ed ampliamenti dell'edificio stesso, che già "si dimostra sotto molti aspetti concepito non corrispondente ai bisogni".Il Presidente dell'Orfanotrofio ed Asilo Infantile, sig.Sante Tribo', é fra i primi a rispondere all'appello del Console Generale con un'offerta di 5.000 (cinquemila) franchi svizzeri, a patto che detto atto venga imitato da almeno due altri maggiorenti della Colonia con la medesima somma; offerta che il Console si premura di pubblicizzare al fine di stimolare l'emulazione di tale iniziativa. Per tutto l'anno 1934 e buona parte del 1935 la permanenza dell'Orfanotrofio ed Asilo Infantile nella Casa degli Italiani é oggetto di dibattito all'interno della Colonia italiana di Zurigo e di ampia corrispondenza fra il Consolato Generale ed la Direzione degli Italiani all'Estero del Regio Ministero degli Affari Esteri. Da parte dell'Amministrazione centrale si insiste per una rapida sistemazione in Italia degli orfani ancora presenti nell'Orfanotrofio e della restituzione alle famiglie di provenienza degli altri ragazzi ospitati, il Console Generale a Zurigo, pur concordando sul rimpatrio dei ragazzi privi di famiglia, non condivide il parere di eliminare completamente l'Orfanotrofio, almeno in tempi brevi, per motivi diversi fra i quali, oltre al versamento di 25.000 franchi deliberato nel gennaio 1934, permane comunque il riconoscimento alla suddetta istituzione di "un diritto generico di occupare una parte dei locali della Casa". "Tale concessione, pur sempre revocabile in diritto," dovrebbe "essere mantenuta per un certo numero di anni, da commisurarsi sulla base del contributo, e tenendo conto delle somme che l'Istituto avrebbe dovuto pagare per il fitto di una sede propria." Si riteneva infatti possibile un nuovo contributo dell'Orfanotrofio per la costruzione di due nuove aule da adibire ad uso scolastico. Il mantenimento dell'Orfanotrofio nella Casa degli Italiani é oggetto di una riunione di esponenti di rilievo della Colonia nel giugno del 1934, si dibatte circa la soppressione dell'Orfanotrofio o quanto meno il suo trasferimento ad altra sede o, in alternativa, il suo mantenimento nella "Casa" stabilendo al contempo l'istituzione di un fondo da destinarsi all'ampliamento della Casa stessa, al fine di poter continuare ad ospitare l'Orfanotrofio pur mettendo a disposizione della Scuola le ulteriori aule che necessitano. Il Console Generale, comm.Dolfini, pur riferendo la posizione del Ministero, favorevole alla chiusura dell'Orfanotrofio, si dichiara propenso al suo mantenimento nella Casa degli Italiani poichè esso "rappresenta una lodevole tradizione ed un'opera assistenziale che conviene sorreggere". Egli propone quindi il rimpatrio in Italia soltanto di un limitato numero di ospiti dell'istituzione; cio' permetterebbe la realizzazione di economie che consentirebbero all'Orfanotrofio di versare un ulteriore proprio contributo al fondo occorrente per ampliare l'edificio. Poichè la maggior parte dei convenuti si esprime a favore del mantenimento dell'Orfanotrofio nella sua attuale sede, il Console generale rileva la necessità di dare sede appropriata anche all'asilo ed alla Scuola elementare ampliando e risistemando lo stabile; alla spesa, visto il difficile momento congiunturale, provvederà la colonia attraverso l'Orfanotrofio verso il quale saranno comunque stimolate contribuzioni da parte dei maggiorenti della comunità sull'esempio dato dallo stesso Presidente sig.Tribo'. Quest'ultimo ed il presidente della Società filantropica di Zurigo sono invitati dal Console Generale a presentare un progetto di massima per i lavori di ampliamento dell'edificio, da inoltrare al Ministero degli Affari Esteri. La Direzione Generale degli Italiani all'Estero, pur prendendo atto della volontà emersa nella riunione del giugno, non ne condivide l'attuazione poichè non ritiene perseguibile né opportuna l'apertura di una sottoscrizione presso la comunità italiana di Zurigo destinata all'ampliamento della Casa degli Italiani: la crisi economica generale sconsiglia ogni iniziativa del genere e, non da ultimo, il Ministero valuta di primaria importanza che ai giovani ospiti dell'Orfanotrofio venga impartita un'educazione più consona ai tempi, in Italia. Dovranno essere quindi studiate le modalità per la smobilitazione dell'Orfanotrofio, da attuarsi in tempi brevi, per non suscitare resistenze nella comunità italiana di Zurigo. Nei mesi che seguono la corrispondenza fra il Consolato Generale e la Direzione Generale degli Italiani all'Estero rinvenuta sembra indicare la chiara determinazione dell'Amministrazione centrale di procedere in tempi rapidi alla chiusura dell'Orfanotrofio per far posto alle aule della Scuola elementare. Nell'ottobre 1935 la situazione è radicalmente mutata: dal verbale di una riunione del Consiglio dell'Orfanotrofio ed Asilo infantile, tenutasi alla presenza del Console Generale, si evince che si é addivenuti alla determinazione di lasciare l'Orfanotrofio nella sua sede originaria e di procedere all'ampliamento dell'edificio, cui l'Orfanotrofio si impegna a partecipare con la somma di 40.000 (quarantamila) franchi svizzeri. Nello stesso periodo si avvia la progressiva smobilitazione dell'Orfanotrofio a favore dell'ampliamento dell'Asilo per i figli delle famiglie italiane più bisognose. Non si dispone di molte notizie relativamente al periodo compreso tra il 1938 ed il 1945 e successivi, dalle relazioni delle assemblee dell'Orfanotrofio ed Asilo infantile della Colonia Italiana di Zurigo si rileva una costante partecipazione di quest'ultimo alle spese di gestione e manutenzione dell'intero edificio, a volte per l'intero onere, come in occasione del rifacimento dell'impianto di riscaldamento avvenuto nel 1945 per una spesa totale di 35.000 (trentacinquemila) franchi. Nel 1980 la madre superiora della Congregazione delle suore della Carità dell'Immacolata Concezione responsabile pro-tempore dell'Asilo e della Scuola Materna insieme ad altri tre concittadini, che in passato avevano ricoperto cariche di rilievo nell'Orfanotrofio ed Asilo infantile, hanno rilasciato al Consolato una dichiarazione giurata concernente la partecipazione finanziaria dell'Ente alla edificazione e successiva gestione dell'immobile demaniale. Ciò al fine di assicurare e salvaguardare la presenza dell'Asilo e della Scuola Materna così come è strutturata nella Casa d'Italia anche per gli anni a venire.